Stefano Savi Scarponi

LF Part I : Genomics

Nel 1982 viene prodotta la prima spiga di mais geneticamente modificata. Ha alcuni chicchi blu ma, assicurano gli scienziati che l'hanno creata, il sapore è identico a quello delle spighe "naturali". Inizia la produzione in serie di cibi di nuova concezione.


Il creatore del primo clone umano è uno scienziato genetista afflitto dal non riuscire a trovare una cura per la grave malattia della moglie.

Una famosa giornalista televisiva e un uomo d'affari combattono anch'essi contro lo stesso sconosciuto morbo causato, forse, dai cibi progettati dal genetista stesso.

Un barbone che vaga in una Roma notturna e deserta borbottando chissà cosa, scrivendo appunti su foglietti e vendendo cartoline tridimensionali, è l'unico che sembra immune al morbo, ma questa è l'ultima delle sue preoccupazioni.

Home.

Mai termine fu più appropriato. Liberalize Freedom è una produzione casalinga nell'accezione più ovvia e immediata del termine. Una piccola telecamera miniDV, un PC con alcuni programmi, qualche metro di tela blu e circa 90.000 ore di post-produzione. Un'utopia realizzata, oserei dire.
"Nulla è più affascinante del copiare, e ricopiare, e ricopiare..." diceva Franco Donatoni parlando del suo metodo compositivo fatto di reiterazione di piccole cellule notali ripetute e filtrate più volte fino a mutarle del tutto. E la realizzazione di questo video è stata molto simile. Non c'è una sola scena, un solo stacco, che non abbia subito modificazioni, copiature, ricopiature, non c'è un singolo fotogramma che abbia una relazione di verosimilità con il fotogramma originale di ripresa.
Impresa domestica quindi, ma resa concreta dal talento e dalla passione di coloro che vi hanno contribuito e, perciò, espressione di gruppo che ha superato di migliaia di miglia gli angusti confini dello studiolo di post-produzione.
Liberalize Freedom è anche, letteralmente, un'opera da camera. Tutto si svolge in una stanza. Sono le pareti a cambiare aspetto, abito, a seconda delle necessità e le entrate e uscite dalla scena non sono altro che entrate e uscite dalla stessa porta.

Video.

Non amo il video in sè. Non amo la sua freddezza, l'inevitabile dominante blu, l'eccessiva saturazione dei contorni. Se avessi potuto avrei girato in 35mm ma questo non avrebbe cambiato il risultato perchè LF è un video e ha sempre voluto esserlo soprattutto per questioni formali. Si, la forma, la struttura, questa dimenticata. LF non potrebbe mai essere cinema perchè il cinema è ormai completamente assoggettato alla tirannia della protagonista di questi anni: la trama. Lo stesso vale anche per la televisione. E il cinema è fatto di questa credenza popolare: senza trama non c'è racconto. E, aggiungerei, senza trama semplice, chiara, spiegata in ogni dettaglio grazie a ripetizioni di scene, flashbacks e "rimonte" e "anticipazioni".
LF è invece racconto, comunque. Alcuni essere umani vagano atterriti dalle modificazioni genetiche che si stanno manifestando sui loro stessi corpi. Uno di loro, uno scienziato (Roberto Latini) cerca con tutte le forze la reazione della ragione, della ricerca, alla malattia della moglie (Heidi Cetta); un uomo d'affari (Fabio Camilli) scopre che un semplice disturbo della memoria può mutare un uomo di successo in un fantasma; una giornalista della televisione (Caterina Inesi) vede la sua carriera distrutta dall'impresentabilità sociale della malattia; il primo clone umano (Antonella Sini) sembra immune al disastro genetico ma non riesce a uscire da un mondo di incubi.

Opera.

Gli elementi ci sono tutti. LF non è una (mini)opera ma comunque lo è. Ci sono i bruschi cambiamenti timbrici e (pseudo)tonali tipici del melodramma italiano; c'è l'alternanza di "tutti", "concertino" e "solo"; c'è un rinnovato tematismo che prende a calci il criptismo di tanta musica degli ultimi decenni pur rendendole grazie una battuta si e una no. Perchè questo è il bello dell'opera: si può mescolare lirismo e marcette, arie e sberleffi, accordi in tripla f e rumori di fondo impercettibili. E' sempre stato così e continuerà a esserlo. L'opera è la nostra unica salvezza.

Sorry, english text coming soon...

Sponsor

sponsored by IMAIE
Prodotto con il sostegno dell'IMAIE.
Production supported by IMAIE.

Cast / Credits

LIBERALIZE FREEDOM

home-video opera

di Stefano Savi Scarponi


con

Fabio Camilli, Heidi Cetta, Caterina Inesi, Roberto Latini, Ester Silvagni, Antonella Sini, Stefano Savi Scarponi


e con

Simona Lobefaro, Serena Intilia, Francesca Sassi


testo

Stefano Savi Scarponi con la collaborazione di Fabio Pagani


supervisione testo

Ilaria De Dominicis


Musica

Stefano Savi Scarponi


Coreografia

Alessandra Sini, Antonella Sini, Caterina Inesi


Assistente alle riprese

Francesco Pandolfi


make-up SFX

Stefano Caselli


partitura orchestrale

eseguita dalla Bulgarian Symphony Orchestra diretta da Stefano Savi Scarponi registrata da Marco Streccioni


partitura elettronica

registrata all'Electric Sheep Studio, Roma


LF News

A ottobre 2006 inizieranno le riprese di LF part II: Energy.
LF part II: Energy shooting will start in october 2006.